L'Arminuta


Il romanzo di Donatella di Pietrantonio arriva dentro al lettore come un colpo ben assestato: è asciutto ed essenziale, racconta una storia straordinaria in tono misurato, suscita emozioni e sembra raccontare solo fatti. È nudo, privo di ornamenti, e così illumina il punto di vista della protagonista, una ragazza di cui condividiamo inevitabilmente la solitudine, lo stupore e il dolore. È stata restituita a una famiglia d’origine di cui non conosceva nemmeno l’esistenza: quelli che credeva essere i suoi genitori l’hanno improvvisamente riportata in un quartiere povero, in un’altra città, in una famiglia numerosa e diversa da lei, diversa da come lei pensava di essere. Senza spiegazioni, senza darle la possibilità di chiedere, di capire, e tanto meno di comprendere. Essere figlia non è l’esperienza che lei credeva di conoscere. La sua storia non è quella che lei pensava di avere vissuto. Mentre si adatta a una realtà più dura, continua a pensare ai parenti che credeva fossero i suoi genitori, si preoccupa per loro, li immagina e continua a sperare di rivederli. Vorrebbe capire, ma nessuno la aiuta a farlo. Per accettare e comprendere il presente, bisogna poter capire il passato, e non si riesce a farlo da soli…

Per chi si occupa professionalmente degli altri, per chi lavora con la relazione d’aiuto, oltre che un romanzo straordinario L’Arminuta è un’occasione per entrare nei pensieri e nelle emozioni di chi vive relazioni familiari complesse.