RAZIONALI O IRRAZIONALI?

Prendere decisioni è come parlare in prosa: la gente lo fa di continuo, che lo sappia o no.”

Caffè o spremuta? Città o campagna? Aprire un’attività o restare dipendenti? Dalle scelte più banali a quelle più impegnative come sposarsi o indebitarsi…

Come avviene il processo decisionale che ci porta in una direzione anziché in un'altra? A queste domande risponde il libro “Pensieri lenti e veloci”, non semplice, ma di grande interesse, scritto dal premio Nobel per l’economia Daniel Kahneman in collaborazione con Amos Tversky, Kahneman riassume in questo testo alcuni dei loro più importanti articoli.

Le loro teorie sul giudizio e sulla decisione hanno ribaltato la nostra comprensione di fenomeni essenziali nella vita quotidiana e hanno avuto effetti rivoluzionari sulle scienze economiche. L’idea principale e dirompente è che RAGIONAMENTO e DECISIONE sono influenzati e controllati non da meccanismi “computazionali” remoti ed occulti, ma da meccanismi che li regolano rendendoli innanzitutto possibili, ma non sempre ottimali. In concreto, Kahneman e Tversky mostrano per la prima volta in modo davvero convincente, ed inattaccabile, come i giudizi degli individui siano il prodotto finale dell’azione di particolari meccanismi cognitivi quali la rappresentatività, la disponibilità e l’ancoraggio.

Con questi termini viene fatto riferimento a specifici processi cognitivi che in maniera del tutto inconsapevole dirigono e influenzano in maniera massiva la maggior parte delle nostre decisioni quotidiane. L’euristica della disponibilità, ad esempio, è il processo di giudicare la frequenza “in base alla facilità con cui gli esempi ci vengono in mente”.

E’ un meccanismo che si attiva quando, nel fornire una stima riguardo al possibile accadere di eventi futuri, le persone utilizzano la loro esperienza relativa all’accadimento di quegli eventi in passato. Tuttavia, in queste occasioni, le informazioni che vengono recuperate dalla memoria non sono quelle con il potere informativo maggiore, ma sono quelle più vivide, sono cioè le informazioni alle quali l’individuo ha associato i connotati emotivi più forti.

Ciò significa che eventi che si sono verificati più spesso nella vita di un individuo, o che lo hanno maggiormente impressionato, tendono ad essere giudicati come più probabili anche se in realtà non lo sono.

Con questo ed altri esempi l’autore spinge il lettore ad esaminare due sistemi base della mente umana: il fast thinking, l’intuito, il pensiero immediato e il low thinking, la logica, la scelta meditata e a sollecitare quest’ultimo, più lento e ponderato per effettuare scelte razionali.

Sempre che questo sia il nostro obiettivo.